L’acqua nella storia degli acquedotti di Fiesole e gli antichi mulini di Montereggi

ll Cammino dell’Acqua di Montereggi invita a scoprire un territorio ricco di storia e di natura, dove l’acqua ha da sempre modellato il paesaggio e la vita delle comunità. L’itinerario segue la suggestiva via dei Molini di Montereggi, ripercorrendo i luoghi che un tempo alimentarono gli antichi acquedotti di Fiesole e di Firenze e diedero energia ai mulini che punteggiavano la valle. È un percorso agevole, che attraversa ambienti caratteristici legati alla presenza dell’acqua e conduce, passo dopo passo, fino a una cima panoramica da cui lo sguardo abbraccia l’ampiezza del paesaggio toscano.

ll Repetti nel suo Dizionario Geografico, Fisico e Storico della Toscana del 1839, descrive così la zona di Montereggi: “Ma ciò che rende importante questo poggio sono le sue fonti copiose e perenni che per acquedotto sino dai tempi romani dentro Fiesole pervenivano, e che a’ tempi nostri in varie piazze di Firenze a pubbliche fontane somministrano costantemente acqua potabile. Le acque perenni di questo poggio vengono raccolte in un solo canale che le accompagna nel letto del torrente Mugnone dopo aver esse messo in moto nella loro discesa a edifizi di molini. Sul letto del Mugnone le acque di Monte Reggi entrano in un condotto tracciato lungo l’alveo del torrente stesso fino a che arrivano ad una gran conserva, detta del Calderajo. Costà ha principio l’acquedotto reale che porta le acque in Firenze, dov’entrano per le mura del Maglio in un condotto forzato.”

Nella parte nord di Firenze è stato in funzione l’acquedotto di Montereggi, conosciuto anche come Reale, che per secoli ha costituito il più rilevante impianto mediceo al servizio della città. L’importanza di questo acquedotto nel passato era legata alle sorgenti di acque perenni che scaturivano dal costone roccioso del monte, proprio di fronte alla chiesa di Sant’Ilario. Fin dall’epoca romana, queste acque, opportunamente incanalate in un acquedotto, rifornivano la popolazione di Fiesole. Nel XV secolo, le stesse sorgenti vennero destinate anche all’approvvigionamento idrico di Firenze, dove i Medici promossero la costruzione di costose infrastrutture per collegare tra loro le varie fonti mediante condotti e serbatoi, convogliandole infine verso la città. Sotto questo aspetto è interessante sapere che la zona di Firenze compresa tra Piazza d’Azeglio e Piazza della Libertà corrispondeva storicamente al quartiere del Maglio. A metà Ottocento, con il piano di ampliamento urbano per Firenze capitale ideato dall’architetto Giuseppe Poggi, venne demolita nei pressi dell’attuale Piazza della Libertà (un tempo Piazza San Gallo) la Torre del Maglio, un’imponente costruzione dalla curiosa forma piramidale che ospitava una potente pompa idraulica destinata a distribuire nel quartiere l’acqua proveniente da Pratolino. Nel 1878 la storica Via del Maglio assunse infine l’attuale denominazione di Via Alfonso La Marmora. Fin dal Quattrocento la località di Montereggi è ricordata inoltre per la presenza dei suoi mulini. Nel 1809, durante il periodo napoleonico, risultavano attivi alle Mulina ben nove mulini ad acqua. Nel 1840 se ne contavano ancora cinque in funzione per la macinazione del grano, e alcuni di essi continuarono a operare fino al 1870. Intorno al 1920 rimaneva in attività un solo mulino, quello della casa Manetti alla Querciola. La progressiva diminuzione dell’attività molitoria fu dovuta al fatto che, dopo l’acquisto da parte del Comune di Firenze dell’Acquedotto di Montereggi nel 1872, le acque vennero quasi completamente deviate verso Firenze, riducendo così la portata d’acqua necessaria al funzionamento dei mulini delle Molina. I mulini oggi sono trasformati in abitazioni private ma sono ancora riconoscibili grazie alla loro struttura più slanciata: fin dall’origine, infatti, gli edifici erano articolati su tre livelli — un piano seminterrato destinato alle ruote idrauliche e agli ingranaggi, il pianterreno dove si trovavano le macine e gli ambienti di lavoro, e il piano superiore adibito ad abitazione. All’esterno nella parte a monte era presente la vasca di carico dell’acqua a volte raccordata a monte con ‘gora’ che intercettava il torrente. Lo scarico dell’acqua del mulino, alimentava a sua volta il mulino sottostante e così via fino alla confluenza con il Mugnone.

Il percorso

Dalla piazzetta della Querciola (218 mslm) lungo la via Faentina (raggiungibile col bus 21 o 45) si prende il sentiero 309 (ex9) che parte dalla «Via Vecchia delle Molina», una stradina stretta fra il ristorante “Mario” e un’abitazione. Dopo una decina di metri l’asfalto termina e la strada prosegue, nascosta tra i giardini delle vicine abitazioni, seguendo il corso del torrente, il Fosso delle Molina. Attenzione perché il vecchio selciato in pietra, quando umido o bagnato, può risultare scivoloso. In questo tratto si trovavano diversi mulini: uno era situato all’interno del ristorante appena oltrepassato, un altro nell’edificio corrispondente all’attuale civico 8 e un terzo nel pregevole complesso settecentesco sormontato dalla caratteristica torre colombaia, in una località nota, non a caso, come Molin Nuovo.  Si raggiunge via Nuova delle Molina nei pressi di un piccolo ponte che scavalca il Fosso delle Molina. Qui si svolta a destra e si segue la strada in lieve salita fino a un trivio (320 mslm), che si oltrepassa proseguendo dritto. Qui si incrocia il sentiero di Stilicone che ricorda il possibile percorso usato dalle truppe romane nel 405 d.C. per sconfiggere gli Ostrogoti. Sulla destra si distingue la villa del Casone, un elegante edificio dei secoli XVIII-XIX, dominato al centro da una possente torre quadrata che ne accentua l’aspetto solenne. Abbiamo ormai percorso circa un chilometro dal punto di partenza, quando lasciamo via Nuova delle Molina per imboccare via delle Molina. La strada, ora più stretta e dall’aspetto antico, conserva a tratti il vecchio selciato in pietra e attraversa un piccolo nucleo di case rurali oggi ben restaurate dal nome appunto Le Molina. Si prosegue passando sotto un caratteristico ponte che unisce un’abitazione al suo giardino: ai suoi piedi, quasi nascosti dall’ombra e dal verde, si trovano una fonte d’acqua e un piccolo tabernacolo, discreta testimonianza di devozione popolare. Raggiunta una piccola costruzione rurale dalla curiosa forma di torre, la via piega dolcemente a sinistra e si trasforma in una stradella erbosa che conduce al cimitero di Montereggi, costeggiandolo. Dopo un ultimo tratto asfaltato, la strada sale fino a un bivio, proprio ai piedi della chiesa. Da qui, voltando a destra, si raggiunge in breve, tra due eleganti filari di cipressi, la chiesa di Sant’Ilario a Montereggi (441 mslm; 1,8 km dalla partenza) e la strada provinciale dei Bosconi che collega Fiesole all’Olmo. La chiesa, le cui origini risalgono al IX secolo, sorge silenziosa tra il verde dei colli. Pur rimaneggiata nei secoli, conserva ancora l’antico tetto a capriate, che restituisce all’interno un’atmosfera di sobria eleganza e di tempo sospeso. Entrando, lo sguardo è attratto da una delicata Madonna di Alessandro Fei e da un raffinato ciborio in pietra serena, opera della scuola settignanese, datato 1470, un capolavoro di armonia e misura che racconta la lunga devozione di questo luogo. Il Cammino dell’Acqua continua attraversando la strada dove sulla sinistra troviamo una sbarra e superatala si prosegue per una strada sterrata. Il segnavia resta il sentiero 309 (ex9). Si sale attraversando un bosco e dopo che la strada ha voltato a destra in un tratto con poca pendenza, sulla sinistra possiamo osservare tra la vegetazione una grande vasca chiamata localmente il cisternone. La grande struttura idraulica è abbandonata da molti anni testimoniato dal fatto che all’interno sono cresciuti diversi alberi. La cisterna è profonda alcuni metri e non è accessibile. Il nostro percorso continua e poco dopo raggiungiamo un bivio dove troviamo il nostro sentiero che si stacca sulla sinistra dalla strada (550 mslm; 2,5 km dalla partenza). Poco sotto una vecchia traccia porta ad uno dei pozzi del vecchio acquedotto che si trova in una zona invasa dai rovi. Da questo punto è consigliato una breve digressione continuando sulla strada per circa 100 metri per raggiungere una burraia con all’interno una sorgente. La particolare costruzione era il luogo dove veniva mantenuto il burro dopo la lavorazione. La costruzione è stata recentemente restaurata. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio per il sentiero che ora è a fondo naturale. Radure prative si alternano a tratti a bosco e seguendo i segni del sentiero 309, raggiungiamo la sommità di Poggio Pratone (702 mslm; 3,4 km dalla partenza), costituita da una grande prateria.

La cima è attraversata dalla Via degli Dei. Sulla cima è inoltre presente il cippo commemorativo che ricorda Bruno Cicognani (1879-1971) che si era ritirato proprio a Montereggi. Sul cippo è riportato un brano dedicato a questi luoghi tratto dalla opera “Il Figurinaio”: ..e in questa cerchia che è proprio il tuo cuore, o Toscana, le cose più care e più belle del mondo, del mio mondo; i luoghi ch’io conosco ad uno ad uno, la mia fanciullezza, la mia giovinezza, i miei sogni, i miei canti, l’amor disperato di libertà randagia che voi soltanto siete riusciti, incantando, a quietare. O come chiaro è a voi questo fanciullo antico, non stanco; o come è chiara ogni vostra voce: la stessa della prima volta e che si rinnova ad ogni primavera!..

Intorno a noi si apre un vasto orizzonte di colli e montagne. Si distingue la valle dell’Arno, le sagome maestose del Monte Falco, del Falterona, della Secchieta e del Pratomagno. Più vicina, Fiesole si affaccia su Firenze, che si stende ai suoi piedi con la pianura attraversata dalle morbide curve dell’Arno. Alla nostra destra si apre la valle del Mugnone, cinta dai profili di Monte Morello e di Monte Senario. E nelle giornate più limpide, alla sinistra di Monte Morello si scorgono, le cime frastagliate delle Alpi Apuane.