Da Reggello al Pratomagno lungo il torrente Resco per la vecchia via Reggellese

Un’appassionante percorso storico naturalistico lungo il Resco verso il Pratomagno che attraversa la Foresta di Sant’Antonio. L’itinerario inizia da Reggello e percorre l’antica strada “Reggellese” percorsa nell’antichità per i commerci e la transumanza tra il Valdarno e il Casentino. Le tracce dell’importanza di questa viabilità storica sono ancora presenti per il tracciato e il selciato ancora in buone condizioni. Alcune ricerche datano la presenza di questo antico percorso già ad epoca romana come collegamento tra il Casentino e la strada consolare “Cassia Vetus”, oggi conosciuta come via dei Setteponti. Lungo questo percorso per moltissimi anni sono transitate le greggi nella transumanza. La Foresta di Sant’Antonio è un’area protetta che fa parte del complesso forestale di Vallombrosa. Dal 1975 è inserita nel demanio regionale separandosi dalla Riserva Statale di Vallombrosa e dal 1997 è zona ANPIL del Comune di Reggello e zona SIC. Nell’area sono presenti numerose sorgenti d’acqua e lungo il torrente nella parte bassa sono presenti ancora gli edifici dei vecchi mulini ad acqua oggi non più attivi e riconvertiti. Anche il Centro Visite di Ponte a Enna era anticamente un mulino per la macinazione delle castagne.

Dal centro abitato di Reggello (433 m) prendiamo le indicazione per via Setteponti fino ad attraversare il ponte dove troviamo il bivio con via La Torre a sinistra dove sono presenti le indicazioni dei sentieri verso il Pratomagno e il sentiero 16 che percorreremo fino al suo termine. Seguiamo la strada fino al Centro visite di Reggello a Ponte a Enna (460 m).

La località  può essere raggiunta anche in auto e da dove ragionevolmente si può considerare l’inizio del percorso escursionistico (la traccia gpx inizia da qui). Ponte a Enna è caratterizzato da un grande ponte ad arco dell’antica via Reggellese adiacente la costruzione che in origine era un mulino. Continuiamo sulla strada a fondo naturale sul fianco della valle e raggiungiamo il punto dove la valle si biforca nella confluenza tra il torrente Resco e il Borro di sant’Antonio. La strada continua e raggiungiamo il Ponte di Macereto (620 m) nell’omonima località. Attraversiamo il torrente Resco sull’antico ponte e continuiamo sulla stradella che si restringe ma sempre ben agevole. Alcuni attraversamenti del torrente permettono di godere lo scorrere delle acque con cascatelle caratteristiche. Siamo nella zona di Massa Malabergo. Alcune zone del Pratomagno così sono chiamate Masse riferendosi ai popoli originari o a luoghi particolari. Alcuni tornanti ci portano in quota fin dove la pendenza diminuisce. Una sbarra indica l’ingresso nella riserva demaniale della Foresta di Sant’Antonio. Mente si cammina, si può notare come il sentiero conserva sempre una notevole larghezza e in vari tratti il bel lastricato testimonia l’importanza del percorso nel passato. Infatti come già prima descritto, siamo sull’antica via Reggellese tra Casentino e Valdarno importante per i commerci e anche per la transumanza. Aumentando la quota, cambia anche il tipo di vegetazione, oltre al castagno cominciano ad apparire il carpino, l’ontano e i faggi. Attraversiamo ancora il Resco su un ponticello in un bosco dove ormai i faggi sono predominanti. La salita è costante e incrociamo la strada forestale a Pian Tortorelli (1041 m) o Massa Regina dove è presente una bacheca. Poco sopra è possibile vedere ancora i resti di uno stazzo per le pecore per la sosta durante la transumanza. Il sentiero con qualche giravolta sale attraversando una bella faggeta e raggiunge la dorsale che ci condurrà al crinale principale del Pratomagno. Incontriamo poco prima del crinale una sorgente d’acqua chiamata Fonte del Varco. In breve raggiungiamo Varco di Reggello (1346 m) sull’ampia dorsale. Da qui lo sguardo spazia dal Valdarno al Casentino e oltre. Le grandi prateria della sommità del Pratomagno, offrono scorci panoramici immensi con la possibilità di vedere animali e uccelli soprattutto rapaci. Per il rientro è possibile percorrere il sentiero dell’andata oppure fare un altro percorso allungando l’itinerario ma godendo di luoghi altrettanto attraente per l’acqua e gli ambienti naturali.
Nel secondo caso, si segue il sentiero di crinale 00 verso nord fino alla Croce di Cardeto, riconoscibile per la caratteristica croce di legno. Da qui prendiamo in sentiero 15 che è inizialmente su una strada forestale. Raggiungiamo le Case di Sant’Antonio che sono un gruppo di case di cui una adibita a bivacco con posti letti e camino. In origine erano abitate e i resti dei terrazzamenti adiacenti prima coltivati ne sono il segno. Il sentiero 15 scende ora per la strada forestale che si lascia in corrispondenza dell’attraversamento del Borro di Sant’Antonio dove voltiamo a destra. Il sentiero segue la stretta valle del Borro di Sant’Antonio. Questo percorso era importante nel passato per il trasporto a valle del carbone fatto nelle numerose carbonaie della zona. Il alcuni punti sono visibili le prese dell’acquedotto di Reggello. Con numerosi caratteristici attraversamenti del torrente su ponticelli di legno fra cascatelle, pozze e giochi d’acqua con visuali sempre suggestive, raggiungiamo un bivio con un sentiero non segnato sulla sinistra che porta alla confluenza della valle con quelle del Resco. Voltiamo e con un saliscendi, raggiungiamo un luogo singolare con una suggestiva cascata chiamata Pisciolo di Macereto. La cascata si trova sul Resco ma è nei pressi della confluenza con il Borro di Sant’Antonio. Attraversiamo il Resco con un ultimo ponticello di legno e con una breve risalita, raggiungiamo la strada a fondo naturale del sentiero 16 dove siamo passati all’andata. Voltiamo a destra in discesa e ritorniamo da dove siamo partiti.

Approfondimenti sulla foresta di Sant’Antonio  Comune di Reggello 

La Foresta di Sant’Antonio è gestita dall’Unione dei Comuni della Val di Sieve e Valdarno

Il sito della Foresta modello della montagna fiorentina

La zona ANPIL della Foresta di Sant’Antonio