L’acqua dai crinali dell’Appennino del Mugello ai mulini in valle

Il Cammino dell’Acqua dal Varco dell’Acquabona alle case Risolaia di Grezzano si snoda tra boschi e vallate dell’Appennino, seguendo un antico tracciato che unisce la montagna alla pianura. È un percorso che racconta la storia del rapporto millenario tra l’uomo e l’acqua, tra il crinale e la piana, tra le pietre arenarie che modellano il paesaggio e i ruscelli che lo animano collegando anche luoghi della fede. Il filo conduttore di questo racconto è il torrente Rampolli, insieme alla vecchia sorgente dell’Acquabona, da sempre punti vitali per chi abita e attraversa queste terre. Le acque del Rampolli cambiano volto con le stagioni: talvolta tranquille e limpide, talvolta impetuose dopo le piogge più intense, quando la forza dell’acqua rivela la fragilità del terreno, provocando smottamenti e frane nelle zone più esposte. Tra Grezzano e Case Risolaia sorge il mulino Faini, antica testimonianza di un tempo in cui l’acqua era energia viva per la vita quotidiana. Le sue macine, mosse ancora oggi dalla corrente del torrente, raccontano la laboriosità di generazioni di mugnai. Il mulino, oggi visitabile su richiesta, è una preziosa memoria della civiltà rurale appenninica. Circa a metà del percorso si incontra il bivacco Frassineta antico luogo di ricovero per pastori e boscaioli. Lungo il suo corso, il torrente alterna tratti tranquilli, dove scorre placido accanto al sentiero, ad altri più vivaci, dove si getta in cascate spettacolari. Tra queste, la grande cascata del Doccione, laterale al torrente che domina la scena con la sua bellezza selvaggia, incantando chiunque si fermi ad ascoltarne il fragore e a contemplarne la potenza.  Il percorso ha anche alcuni risvolti legati alla fede in quanto collegava i monasteri Vallombrosani del Mugello, l‘Abbazia di Moscheta e monastero di Razzuolo. La storia racconta che San Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine dei Vallombrosani, nella sua opera di contrasto alla corruzione e simonia che imperversavano nella Chiesa negli anni intorno al 1000 trovò nei luoghi naturali e solitari la possibilità di realizzazione degli ideali di riforma da lui pensati. Dopo la consacrazione della prima costruzione di Acqua Bella (Vallombrosa) nel 1015, continuò la sua intensa opera di austera e profonda devozione nelle montagne mugellane costruendo l’Abbazia di Moscheta (1034). Successivamente alla fondazione dell’Ordine Vallombrosano nel 1039, come ramo dei Benedettini, fece realizzare il monastero di San Paolo a Razzuolo nel 1047 che fu successivamente dismesso dai monaci nei primi del 1700 in favore del monastero di San Michele a Ronta dove si trasferirono i monaci di Razzuolo. Tutto il territorio attraversato dal Cammino dell’Acqua fa parte del Complesso Demaniale Giogo–Casaglia, appartenente al Patrimonio Agricolo Forestale della Regione Toscana (PAFR) e gestito dalla Unione Montana dei Comuni del Mugello. È un paesaggio dove natura, storia e lavoro umano si intrecciano, creando un itinerario che non è solo un cammino fisico, ma anche un viaggio nella memoria e nell’identità dell’Appennino toscano..

Il percorso

L’itinerario inizia a Case Risolaia (373 mt) nei pressi di Razzuolo, dove è possibile parcheggiare. Nei pressi si trova l’antico Mulino Faini visitabile su richiesta. Passata la strettoia fra le case ad un bivio si prende a destra seguendo il sentiero 336 (ex 36) che coincide con l’itinerario SOFT 14 (SOrgenti di Firenze Trekking). Oltrepassate le ultime case, si giunge ad una sbarra. Sulla sinistra giunge il sentiero 336A (ex 36A) dal crinale sovrastante che potremo utilizzare eventualmente per il ritorno. Il nostro sentiero invece risale la valle tenendo il torrente sulla destra. Dopo circa 1200 metri dalla partenza sulla destra si può ammirare la maestosa cascata del Doccione che precipita dal lato opposto della valle con un salto di alcune decine di metri. Poco dopo sulla destra si stacca il sentiero dell’UTM che passa vicino alla cascata del Doccione.  Il percorso continua nel bosco di faggi con qualche piccolo attraversamento di torrenti laterali. In alcuni punti il letto del torrente è proprio accanto al nostro percorso con alcune cascatelle. Lo scorrere dell’acqua limpida nel verde della vegetazione ispira serenità. La salita continua e dopo circa 3 chilometri e mezzo dall’inizio (1 ora e mezzo circa), raggiungiamo la biforcazione della valle dove si trova il grande rifugio Frassineta https://www.mugellotoscana.it/it/frassineta-retreat.html. Il bivacco è sempre aperto con caminetto e brande. Il rifugio è normalmente chiuso ma su richiesta è possibile concordare l’accesso telefonando al 055 8401041. Siamo a quota 807 metri e l’aria è più fresca. La vegetazione è mista tra conifere e faggete. Il sentiero 336 continua sulla sinistra ma l’abbandoniamo prendendo a destra il sentiero 330A di recente segnatura ma di antica presenza. Il bosco è ora prevalentemente di conifere di alto fusto. Il sentiero risale il torrente Rampolli che in questo tratto è poco più che un rigagnolo. Seguendo la traccia si raggiunge un punto evidente dove voltiamo a destra. Sulla sinistra in breve si potrebbe raggiungere la sorgente del torrente Rampolli dove c’è una presa dell’acqua. Il sentiero ora corre a mezza costa senza particolare pendenza, raggiungendo il crinale dove troviamo il sentiero 330 (ex 30). Questo sentiero molto antico, collega il paese di Ronta con il Varco di Mansalto e dell’Acquabona. Voltiamo a sinistra e dopo poco troviamo un piccolo tabernacolo con un immagine sacra che conferma l’importanza di questo collegamento. In breve raggiungiamo l’ampio e  panoramico varco di Mansalto a quota 932 metri che separa la valle del Rampolli con quello del Farfareta. Sul colle ritroviamo il sentiero 336 che seguiamo verso destra in leggera discesa. Poco sotto nel versante lato Farfareta sono presenti i ruderi delle case di Mansalto abitate probabilmente fino ai primi decenni del secolo scorso nei periodi estivi testimoniando l’uso intensivo del territorio nonostante l’isolamento. Il paesaggio nei tempi passati era molto diverso dall’attuale, i terrazzamenti intorno alla case erano dedicati alle coltivazioni, si alternavano ai pascoli e la vegetazione alta era ridotta in quanto molto legname era utilizzato per le costruzioni e per fare il carbone. Continuando la salita raggiungiamo un’area a radura pressoché pianeggiante chiamata l’Acquabona dove inizia anche il sentiero PAF15 verso la Capanna Valdiccioli. Il luogo prende il nome dalla sorgente che sgorga poco lontano ma attualmente con poca acqua. Con pochi passi dal sentiero, raggiungiamo il laghetto naturale con accanto la vasca recintata per l’antincendio. Il prato intorno benché incolto, è ameno e merita una visita. Nell’antichità la radura a pascolo era molto più ampia ed era peraltro frequentata. Si narra che si allenassero i legionari Romani in procinto di partire per la Gallia. Il percorso continua in moderata salita e raggiungiamo finalmente il Varco dell’Acquabona a quota 1019 metri sul crinale principale dell’Appennino crocevia di vari sentieri tra cui anche il Sentiero Italia CAI. Nei pressi si trovano tavolini e panchine per riposarsi all’ombra e ammirare i grandi panorami nei due versanti dell’Appennino. Il ritorno è possibile farlo lungo il percorso dell’andata oppure percorrendo il sentiero 336A che inizia nei pressi del punto sosta con panchine e segue il panoramico crinale in discesa fino a Risolaia dove siamo partiti.

Non abbiamo percorso solo circa 6,5 km con un dislivello di 650 metri ma abbiamo camminato su un itinerario nella storia di questo suggestivo territorio con l’acqua come filo conduttore.